Teatro San Luigi (Concorezzo)
venerdì 21 febbraio, ore 21:00
in collaborazione con Associazione Carlo Colombo per l'Oncologia ODV
Il Gruppo musicale Amici&Voci – Associazione di Promozione Sociale sostiene dal 1999 le iniziative dei Missionari della Consolata di Torino, in particolare dell'ospedale degli amici di Neisu nella Repubblica Democratica del Congo. Organizza rappresentazioni teatral-musicali anche in collaborazione con altri enti, istituzioni e associazioni secondo i rispettivi fini statutari.
Il ricavato di quanto raccolto durante gli spettacoli sarà interamente devoluto per scopi di solidarietà in terra di missione.
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Se trovi interessante la nostra storia e vuoi saperne di più:
Oz delle galassie è una libera interpretazione teatrale del romanzo di genere fantastico per ragazzi Il meraviglioso mago di Oz di Lyman Frank Baum, pubblicato nel 1900. Al libro si era già ispirato il famosissimo film musicale americano Il mago di Oz (1939), diretto da Victor Fleming, il regista di Via col vento (sempre del 1939), interpretato da Judy Garland e vincitore di due premi Oscar.
Oz delle galassie è un viaggio astrale che si snoda tra recitazione e, con il coro Amici&Voci sempre presente sulla scena.
I personaggi di questa storia sono numerosi, a partire da quelli con poteri magici e di governo delle varie parti della galassia.
la Signora dello Zenit e la Signora del Nadir, fate buone e benevole.
La Sovrana d'Occidente, una bizzarra e perfino simpatica fata malvagia, accompagnata da una delle sue numerose ancelle che chiama Fedeli d'amore.
Al centro della vicenda c'è il Maestro Oz, signore assoluto dell'intera galassia e uomo di teatro, con il suo grandioso bagaglio di trucchi sorprendenti e ingannatori dei sensi, ma in fondo un indicatore di verità che che dà senso compiuto al cammino dei personaggi principali
Lo precedono i suoi fedeli guardiani Gog e Magog, i cui nomi si ispirano all'Apocalisse dell'apostolo Giovanni, nella quale Gog e Magog indicano popolazioni alleate del Male nella lotta contro il popolo di Dio, mentre qui i due personaggi assumono anche loro una fisionomia nuova e ingenua.
Infine c'è Dorothy, la bambina in nome della quale si svolge tutto il filo del racconto e che non compare in scena se non all'inizio come voce narrante fuori campo in prima persona e alla fine, come oggetto del desiderio finalmente raggiunto, come significato profondo dell'intero percorso.
I personaggi principali sono caratterizzati da nomi parlanti di origine greca.
Eudaimonia (da èu = bene e dàimon = demone, cioè essere divino posto tra cielo e terra, spirito-guida, sorte, genio, coscienza, anima) è la protagonista del racconto e il suo nome è legato al concetto filosofico di felicità, secondo la riflessione di Aristotele presente soprattutto nell'Etica nicomachea, che rimanda a sua volta a Platone, a Socrate, ai miti e alla religione del mondo greco. L'eudaimonia è un bene che appartiene all'anima e consiste nell'attività, la quale trova la sua piena realizzazione, la sua eccellenza, nella virtù (aretè), quindi la felicità è attività dell'anima secondo virtù, ed è un'attività razionale, perché obbedisce alla ragione ma anche la possiede e la riflette.
Xenia (da xenìa = ospitalità e dall'epiteto di Xénios attribuito a Zeus come protettore degli stranieri) è un'intelligenza artificiale di una versione ormai superata, che accoglie e offre il suo aiuto a Eudaimonia, diventando la sua prima compagna di viaggio, un po' saccente come ogni intelligenza artificiale che si rispetti, ma utile per le sue conoscenze.
Outis (da outis = ou, "non" e tis, pronome indefinito, "uno", quindi "non uno", "Nessuno", il nome proprio che Odisseo si attribuisce nel celeberrimo episodio del ciclope Polifemo nell'Odissea di Omero) è una creatura fatta di pulviscolo stellare, che risulta completamente invisibile pur avendo un corpo materiale, cosa che le procurerà all'inizio un senso di esclusione dal gruppo degli altri personaggi principali. Sarà la seconda compagna di viaggio di Eudaimonia, rivelando doti preziose per la riuscita degli intenti comuni.
Hybris (da hybris = tracotanza, superbia, orgoglio, per gli antichi Greci il peccato più grave, cioè quello di ritenersi pari agli dei e di sfidarli, subendo perciò la loro terribile punizione, come avviene a Prometeo, che aveva rubato il fuoco a Zeus per donarlo agli uomini) è letteralmente una donna a pezzi, il cui corpo è un assemblaggio di componenti tecnologiche sostituiscono parti naturali ammalorate. Hybris, privata della sua integrità e identità originaria, simboleggia l'orgogliosa pretesa della scienza di voler sostituirsi alla Natura considerata imperfetta e caduca. Hybris sarà la terza compagna di viaggio di Eudaimonia.
Vi presentiamo i brani che canteremo mentre raccontiamo la storia di Oz delle Galassie. Abbiamo fatto un lungo percorso, scegliendo tra oltre 80 canzoni che i coristi hanno proposto.
Qui potrete leggere qualche breve nota per poter inquadrare ed ascoltare meglio le nostre scelte che, ce lo auguriamo di tutto cuore, possano accompagnare per almeno qualche tempo le vostre giornate.
Vi offriamo anche un tentativo di traduzione in italiano. Per accedere ai testi originali e tradotti fare clic su testi e traduzioni.
diretto dal Maestro Antonino Rodà
La storia si svolge nel futuro.
A causa di un evento catastrofico verificatosi sulla Terra, la protagonista Eudaimonia si ritrova catapultata nella Galassia di Oz: ha perso la sua piccola Dorothy e, nell'impatto, ha ucciso senza volerlo la malvagia Sovrana d'Oriente.
Le viene in aiuto la Signora dello Zenit, che le consiglia di andare da Oz e le dona un presunto oggetto magico. Eudaimonia si imbatte in Xenia, una versione di Intelligenza Artificiale obsoleta, che vorrebbe chiedere a Oz un cuore, capace di sentimenti e di distinguere il bene dal male.
La coppia incontra poi Outis, essere immateriale fatto di polvere di stelle, invisibile, che soffre perché sola e vorrebbe un cervello, per essere ascoltata ed apprezzata. Più avanti il trio conosce Hybris, la donna-cyborg che rivuole il suo corpo, senza organi sintetici che le hanno innestato.
Il gruppo giunge alle porte del palazzo, ma la strada è sbarrata dai guardiani Gog e Magog, che obbligano le quattro ad indossare degli occhiali protettivi per ripararsi dalla visione sublime del Sovrano. Egli accetta di aiutarle, a patto che esse eliminino la malvagia Signora d'Occidente.
Compiuta la missione, le quattro tornano da Oz, ma scoprono l'amara verità: non può far nulla per loro, se non consigliare di recarsi dalla Signora del Nadir.
Cosa suggerirà la saggia Sovrana? Ed Eudaimonia ritroverà Dorothy?
Mi è sempre piaciuto giocare. Da bambino, cresciuto in una famiglia numerosa, giocavo nell'unica stanza tutta per me, per dirla con Virginia Woolf: il corridoio di casa. Alle medie, avendo un cortile in condivisione con altri vicini, spesso lasciavo gli amici e il pallone per raggiungere il bosco lungo il fiume per entrare nel mio giardino segreto.
Al liceo, dedicavo le mie attenzioni alla rubrica ludica della rivista Le Scienze, cui ero abbonato, invece di faticare sui libri di testo e i risultati alla maturità poi si sono visti, nel senso che non si sono visti.
Con l'età della ragione, l'amore per Pascoli è l'unica spiegazione plausibile per il mio avvicinamento alla poesia: se è vero che i lettori di poesia si contano sulle dita di una mano, io credo di essere uno di quei happy few.
Quando sono diventato padre, poi, il gioco è tornato prepotente con le mie figlie. Come nel carnevale in cui si rovesciano i ruoli sociali, io facevo il fanciullino e lasciavo a loro la parte di adulte: maestra o madri, impegnate ad educare, nutrire e consolare il discolo.
Non mi era mai capitato però di giocare con il teatro, la mia professione. Sicché, quando Amici&Voci ha accettato la mia proposta di portare in scena una versione moderna del mago di Oz, ho subito pensato che con Dorothy si potesse giocare al gioco del "E se fosse…?".
In questo spettacolo per tutti, grandi e piccoli, come piace pensare a me, non vedrete dispiegata la macchina teatrale in tutta la sua magnificenza, con impianti luci, effetti speciali, costumi, trucchi e scenografie ma tutto è eseguito "a vista": il coro, gli attori, i pochi oggetti impiegati per caratterizzare i personaggi, una fila di led a delimitare una pedana su cui si dipana la storia come unica fonte di luce.
Tutto è volutamente esposto alla vista del pubblico, già dall'ingresso in sala, con il sipario alzato e il coro di Amici&Voci che entra alla spicciolata. Tecnicamente, si potrebbe dire che è una mise-en-éspace che è poi un altro modo per dire messinscena abbozzata, senza pretese. Tutto è esposto, esplicitato, nulla è nascosto agli occhi; ma, come dice il Piccolo Principe, "gli occhi sono ciechi, bisogna cercare col cuore".
Cosa non vediamo, allora? Cosa dobbiamo cercare? La risposta è semplice: Dorothy; è la bambina protagonista la grande assente.
E allora, perché trasportare la storia in un mondo distopico per toglierci poi il gusto di vedere come se la caverebbe Dorothy? Perché inserire, in luogo del cagnolino Toto, un personaggio nuovo? Chi è Eudaimonia?
Del mago di Oz mi ha sempre affascinato non tanto la storia ma la materia malleabile di cui è composto. Si può plasmarla per farle prendere quella più adatta e dire cose che solo la poesia del teatro (e quindi la poesia in generale) è in grado di comunicare.
Mi piace pensare, allora, che ciò che si dovrebbe cercare, in questo spettacolo, è la nostra Dorothy, ovvero, fuor di metafora, cercare un senso alla nostra epoca, così complicata che non riusciamo più a decifrare e ci intimorisce, ci spaura.
Ecco, trovare la nostra Dorothy significa smetterla di rinchiuderci in noi stessi per tornare ad abitare il mondo per capirlo, interpretarlo e tornare così a risentirci a casa, che è poi qualsiasi luogo dove siamo se solo ci sapessimo ricongiungere con Eudaimonia, la nostra anima.
Felice Invernici
Autore e regista
Maestro del coro
Coreografa
Eudaimonia
La Signora dello Zenit
La Signora del Nadir
Xenia
Outis
Hybris
Gog e Magog
La Sovrana d'Occidente
Una fedele d'amore
Oz
Dorothy